|
|
|
|
|
|
|
Lorine mi cerca continuamente, quasi mi credesse esistente.
Per Ninfette ha del dolore impreciso.
Mi domanda il nome per poterlo chiamare.
Farselo amico quel sentimento pungente.
Nello sguardo della bambina desiderata già al primo incontro ho notato l'assenza.
Non sarà mai quel vaso di fiori che Lorine vuole adornare.
Dice che le ricorda i ricordi.
Grazie a lei riesce a viaggiare dov'era.
Compie il miracolo del riportare se stessa in vita.
Siamo andate nel bosco tra i tronchi amputati per parlare da sole.
L'intimità della natura rapiva le nostre voci.
Sembravamo due anziane femmine da brodo.
Lei più grande di anni aveva rughe come ferite sul viso.
Le ho chiesto di lacrimare per riempire quei solchi cattivi.
Si è coperta con le mani il suo viso.
|
|
|
|
|
|
C'è una panchina nel mio giardino.
Io sono come quella panchina nel mio giardino.
Solitudini simili su cui ci si può appoggiare.
Stesso corpo in attesa.
Sopra quel cielo che pesa.
Sotto l'immobilità a tenerci la vita.
C'è una panchina nel mio giardino.
Io sono come quella panchina nel mio giardino.
|
|
|
|
|
|